The Fabelmans, lessico famigliare

Puro Spielberg. Se non avesse connotazioni negative, solito Spielberg. Autobiografico sunto del suo cinema, intrattenimento mistico e preziosissimo, tecnicismo applicato all’arte narrativa in una festa d’immagini lunga due ore e mezza e qualche decennio di carriera. L’infanzia e l’adolescenza come punto d’arrivo, gli occhi spalancati e meravigliati, biciclette in mezzo alla strada, la coerenza di un percorso durato trenta e passa film fino a raccontare ciò che si conosce meglio, ciò che si riesce meglio. I padri, sempre loro. Le madri, sempre loro. Per un cinema da ragazzi, adulto e complicato, denso e articolato, senza semplificazioni o ammiccamenti al genere. Si va a scuola, tutti.

Il Pulitzer Tony Kushner lo scrive, John Williams a musicarlo, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Gabriel LaBelle e Judd Hirsch davanti alle macchine e Kaminski alle luci per il miglior Spielberg da parecchio. Le premesse c’erano, le pennellate anche – presentato, da noi, come film di Natale, è film dell’anno. Menzione per Michelle Williams che è la madre di tutti, quella che perdoni a trent’anni.



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