Top Gun non è solo nostalgia

Non è più l’America di Reagan, della guerra fredda, del machismo imperante (imperialista?), degli uomini e delle donne che «non possono essere amici, perché il sesso ci si mette sempre di mezzo», ma tant’è. Trenta e passa anni dopo, Top Gun: Maverick, nonostante non sia più l’America di Reagan e tutto il resto, nonostante l’americanismo sia una parodia dell’americanismo e pure dell’antiamericanismo, nonostante l’imprecisato stato canaglia stavolta faccia meno paura di quanta ne facesse all’epoca l’Unione Sovietica, riesce nell’impresa impossibile del superare sé stesso – o comunque il suo originale. D’accordo gli occhiali da sole pure a colazione, il giubbotto giusto per sudare, le moto e qualche aereo, ma nel marasma di operazioni nostalgiche al cinema come il televisione come in radio come ovunque, il Maverick Tom Cruise e Tom Cruise brillano di luce propria giocando soltanto con il riflesso nostalgico di un’operazione sì sempre commerciale ma mai tristemente malinconica. Perché si diverte lui e ci si diverte noi, senza mai ridicolizzare un genere o stereotipando gli stereotipi di un manierismo mai posticcio e sempre generoso con lo spettatore.

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