L’estate più bella della nostra vita

Una tempesta inaugura un amore. Un dramma perfetto – il mare, la minaccia di anni difficili, lo spettro dell’AIDS, la passione tra due ragazzi. Qualcosa di torbido aleggia sulla vita dei protagonisti che quando toccano troppo vicino e troppo forte quel sentimento d’amore totale muovono inevitabilmente i fili di una tragedia.

Nel suo ultimo Estate ’85, Ozon parte dal nostro romanticismo condiviso – quello occidentale – per raccontare storie ed esperienze condivise – sempre quelle occidentali? – nelle quali è possibile riconoscersi, e, nel sogno dorato dell’annullarsi nell’altro, immedesimarsi. Quell’amore che crea attriti e scintille, che non riesce a far girare l’ingranaggio, che si prende gioco delle forze centripete, del tu ed io da soli al centro del mondo o in fuga sulla moto, che diventano traiettorie centrifughe, così David, per poter nutrire la circonferenza chiusa del labirinto dell’amore, ha bisogno di guardar fuori, un dannato leggero diciannovenne, bellissimo e pieno di ambizione. Alex ha gli occhi intelligenti: si innamorano.

David e Alex sono una poesia, un romanzo d’avventura, di cappa e di spada: la storia è costruita esattamente con la calibratura di uno strumento narrativo classico. La madre Valeria Bruni Tedeschi accoglie, custodisce e sorveglia; la famiglia di Alex complice ma sospettosa. Fino a Kate, l’antagonista, che rompe l’equilibrio fino a diventare la depositaria del messaggio di salvezza.

David, il nostro eroe, non è più nostro, proiezione di ciò che avremmo voluto che fosse. Nel finale (magistrale) il protagonista eroe si sacrifica, esce di scena, la soluzione abbandona la tragedia greca. Ed è la consapevolezza di qualcosa che sta per finire, la luce di un nuovo millennio alle porte, che gli indizi disseminati e perduti sulla strada ci rendano più forti e ci diano la possibilità di un altro incontro, l’ultimo grido di speranza di François Ozon.

Luca MONTI

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