Il Tenet di Nolan e l’arte della noia

È stato già un miracolo vederlo in sala quest’estate, riuscire a capirlo sarebbe stato davvero troppo. Che poi fosse il solito noiosissimo mappazzone di frastornata grandiosità in cui le masturbazioni temporali di Nolan si perdono palindrome nel quadrato del Sator della sua immaginazione potevamo anche percepirlo nei trailer di quest’attesa tanto infinita quanto il film stesso. Perché della maestria artigianale del suo ultimo Dunkirk rimane poca roba e l’indubbio talento di uno dei pochi talenti rimasti si perde nella banalità di un film d’azione in cui nemmeno il solito onanismo sopracitato riesce a risollevare una narrazione che seppur a tratti incomprensibile sfiora la banalità del solito filone. Perché di questo si tratta, della fredda e complicata manipolazione di una sinossi costruita ad arte per essere decomposta e destrutturata a piacimento suo e della valanga di nerd con troppo tempo e poche ragazze che dopo la visione cercheranno di ricostruirla avendoci capito ancora meno di colui che scrive – e il “Non capirlo, sentilo” che Nolan mette in bocca a un suo personaggio ne è la prova.

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